Cos’è il social eating? Facciamo chiarezza.

The Table | Il social per uscire dai social | Tavoli Social e Social Eating

Dopo il car e l’home sharing, arriva il social eating, terzo genito della sharing economy.
No, non è che amiamo gli inglesismi. È che ci troviamo davanti a tendenze di portata internazionale accomunate, in ogni dove, da definizioni univoche, poco interpretabili.

Calma e sangue freddo: il nostro sarà un micro vademecum a prova di nonno Libero (ndr. Un medico in famiglia, te lo ricordi?) e ti promettiamo che, a fine lettura, avrai le idee molto più chiare di adesso.

La sharing economy: partiamo dalle basi.

La sharing economy – in Italiano, economia collaborativa – comprende modelli di business, piattaforme online e offline, comunità in cui gli utenti hanno la possibilità di condividere beni, servizi, informazioni, esperienze.

Nel corso degli ultimi anni sono nate svariate aziende che offrono ai propri utenti lo scambio, il noleggio o l’utilizzo provvisorio di beni, servizi e informazioni.
Da poco, relativamente, il fenomeno si è esteso anche alla condivisione delle esperienze (viaggi, cene, eventi).

Proprio in quest’ultimo mercato, si inserisce il social eating.

Il social eating e l’home restaurant: le differenze.

Nozione numero uno.
Così come gli host di Air B&B decidono di ospitare temporaneamente, in casa loro, degli sconosciuti, anche il social eating si basa sulla non necessaria conoscenza tra commensali.

Secondo: errata è la convinzione che gli incontri debbano tenersi necessariamente in casa di qualcuno. Quello è l’home restaurant, ed è un altro fenomeno ancora.

Partiamo dalle definizioni.

Il social eating è un’attività volta a organizzare eventi saltuari, riservati a chi ha confermato la propria partecipazione, senza organizzazione imprenditoriale e da svolgersi in un luogo a discrezione dell’organizzazione della “tavolata”.

L’home restaurant, invece, è volto a organizzare eventi culinari, con regolarità, da parte di un cuoco, anche amatoriale, adoperandosi affinché anche il rendiconto economico abbia una valenza importante. Una sorta di ristorante privato, insomma.

Chi fa social eating, quindi, non è tanto alla ricerca di un’esperienza culinaria quanto di compagnia, nuove amicizie, nuove possibili cerchie in cui inserirsi, di fare networking professionale o di trovare un’alternativa – meno banale – all’online dating.

Più social, meno eating.

Non solo cibo, quindi.

In realtà, dividere un qualsivoglia pasto è una scusa per quella che sembra essere la ragione principale per cui il social eating ha preso piede nelle principali metropoli del mondo: fare networking.

Ma che tipo di attività sono consentite sulle piattaforme del social eating? Dipende.

Molte, sono limitate all’organizzazione di tavolate culinarie, per l’appunto.

Parallelamente, però, esistono portali – o app, come nel nostro caso – che consentono ai propri utenti di organizzare delle “tavole sociali”, dei social fatti per uscire dai social insomma.

The Table, per esempio, funziona così: dopo aver scaricato – gratuitamente! – l’app, l’utente può scegliere di partecipare a uno o più eventi organizzati da altre persone, sconosciute, nella propria città.
A quel punto si conoscono i partecipanti, si parla con loro e li si incontra, nel luogo e nel giorno stabiliti.

Ciascun utente può anche creare il proprio “tavolo social” dandogli un tema, decidendo il tipo di serata, il luogo fisico dell’evento e le caratteristiche dei partecipanti.

Vuoi provare? È davvero semplice e dovremmo averti fornito nozioni a sufficienza per inserirti in questo piccolo mondo rivoluzionario, senza avere problemi.

Questo è il link per scaricare la nostra app: onelink.to/thetable.

Non ci resta che augurarti buon divertimento.